Milena Qualeatti

Montalto di Castro 20 giugno 1938 - Roma 20 ottobre 1994

Irruente e timida, con i suoi grandi occhi suri che sembrano divorare il mondo e invece s'arrestano sulla soglia di uno sbalordito e astratto furore, la pittrice sembra predisporre se stessa e la sua pittura ad una continua metamorfosi.

La sua presenza fisica, un po' aggressiva senza sofisticate grazie, tutta etrusca e terragna, con prtesentimenti morbosi di una arcaicità istintiva, potrebbe offuscare il dilatato stupore e candore delle sue tele, così semplici ed immediate, percorse da una miccia interna che dirompe le linee del paesaggio e delle figure accendendole d'un fuoco arcano.

Dai primi paesaggi, infatti, alle nature morte, della sua Maremma, da certi suoi autoritratti (dove il porsi davanti allo specchio è una ricerca d'identità e di sublimazione) così delicati a pastello, con una patina d'ottocentesco pudore, fino agli ultimi quadri, Milena è coerente di vitalismo fino all'ossessione.

"Come tutti gli istintivi pittori che vivono nel loro mondo di forme colorate - ha scritto di Lei il suo maestro Pericle Fazzini - il colore lo sprigiona sulla tela nel senso primitivo, cioè arriva subito all'immagine giusta nella conclusione poetica".

Quel magma che bolle nel cuore di Milena l'apparenta davvero all'antico etrusco cardarelliano che supino sull'erba, tra le spighe del grano, aprì per la prima volta, e rise, gli occhi sbalorditi sulla distesa ondulata dei campi e del mare, sulla vita che fremva di lontano.

Uno dei qudri più recenti è Autoritratto nel campo di grano, una figura di donna che si disperde, si confonde, si amalgama con il giallo delle spighe, il verde dei prati, col marrone delle colline, una dispersione panica e giocosa nell'humus verace e fecondatore della terra: una fanciulla come paesaggio in fiore, come cielo erba formica olivo gelsomino, una indifesa meraviglia fatta di colori, fuoco d'artificio...

Franco Simongini

Autoritratto 1” – misure cm 50 larghezza x 60 h – olio su tela